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DIABETE MELLITO

Sindrome caratterizzata da iperglicemia conseguente alla diminuzione assoluta o relativa della secrezione e/o dell'azione dell'insulina.

Forma più comune e meglio conosciuta di d., cui nel linguaggio comune di solito ci si riferisce quando si parla di d. Nella sua forma conclamata il d. mellito è un’affezione caratterizzata da un aumento stabile della quantità di glucosio nel sangue (iperglicemia) e di conseguenza dalla comparsa di questa sostanza nelle urine (glicosuria).

Tale condizione è in rapporto con un difetto di insulina, ormone prodotto dal pancreas, o con una riduzione dell’attività di tale sostanza: da ciò dipende l’iperglicemia, alla quale fanno seguito tutta una serie di disturbi a carico del metabolismo glucidico, lipidico e protidico.

Più in particolare distinguiamo un d. primitivo comprendente: d. insulino-dipendente (IDDM, tipo I), d. non insulino-dipendente (NIDDM, tipo 2) suddiviso a sua volta in: NIDDM senza obesità, NIDDM con obesità, tipo 2 del giovane (MODY).

Vi è poi un d. secondario: malattie pancreatiche, alterazioni ormonali, da farmaci, anomalie del recettore insulinico, sindromi genetiche.Il d. mellito è da considerare una sindrome, cioè un quadro morboso che può essere l’effetto di cause di natura diversa, le quali possono agire con meccanismi differenti, e nelle quali giocano, interagendo in modo variabile, fattori ereditari e fattori ambientali. Così un d. mellito può manifestarsi, come già detto, come conseguenza di altre malattie: per es. pancreatiti croniche, tumori del pancreas, emocromatosi, malattie endocrine quali l’acromegalia, il morbo di Cushing, o l’ipertiroidismo, lesioni cerebrali, oppure può seguire all’uso protratto di alcuni farmaci (per es. ormoni corticosteroidi, alcuni diuretici).

Queste forme di d. secondario sono tuttavia una minoranza: la maggior parte dei casi di d. mellito infatti è rappresentata da forme le cui cause sono ancora incerte (d. mellito primitivo o idiopatico).Il d. mellito primitivo è un’affezione relativamente comune che, specie nei paesi ad alto tenore di vita, colpisce fino al 5% della popolazione, costituendo, per le complicazioni cui può dar luogo, un’importante causa di mortalità. Prima di manifestarsi con sintomi clinici, può evolvere per un tempo anche lungo in modo silente, e può essere allora svelato solo da indagini di laboratorio o da prove funzionali (si parla di d. latente quando, pur in assenza di sintomi clinici, si ha già un abnorme aumento della glicemia, di d. biochimico quando la glicemia è ancora nei limiti della norma, ma con le prove funzionali si può svelare una ridotta tolleranza al glucosio).

Con il manifestarsi dei sintomi clinici la malattia può assumere poi caratteri diversi per gravità, evoluzione, sensibilità alle diverse terapie. Così si distinguono due forme principali: il d. mellito a insorgenza giovanile (tipo 1) e quello a insorgenza in età matura (tipo 2).

Nel d. tipo 1 la patogenesi è legata alla distruzione delle cellule beta-pancreatiche, su base autoimmune per il d. tipo 2 abbiamo una ridotta sintesi di insulina ed una resistenza all’azione della stessa più in particolare nel tipo 1 si osserva la seguente sequenza patogenetica:

- predisposizione genetica
– insulto ambientale
– insulite
– trasformazione delle cellule beta da self a not self
– attivazione del sistema immunitario
– distruzione della cellula beta
– d. mellito.

Nel tipo 2, come già detto, oltre ad un deficit di secrezione è presente una resistenza all’azione insulinica, dovuta verosimilmente ad un problema recettoriale e post-recettoriale il numero delle cellule beta invece è intatto.

Anche nell’ambito di queste forme tuttavia si ha una certa eterogeneità di casi, in rapporto probabilmente ai meccanismi diversi con cui si può realizzare il deficit di attività dell’insulina: si ritiene infatti che possano agire alterazioni genetiche delle cellule produttrici dell’ormone (per es. maggiore suscettibilità agli agenti lesivi, senescenza precoce ecc.), oppure infezioni virali, meccanismi autoimmunitari, diete incongrue, sintesi di insuline ad attività biologica deficiente ecc.