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ANAFILASSI

Sintomi
L'anafilassi è definita come «una grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte».

Nelle forme più gravi si parla di «shock anafilattico».

È causata da una particolare forma di ipersensibilità, comunemente detta "allergia", verso una sostanza antigenica (detta allergene). Le cause più comuni comprendono punture di insetti, alimenti e farmaci. In genere si presenta con una serie di manifestazioni cliniche tra cui prurito, angioedema (gonfiore) della faccia e della gola, rapido calo della pressione arteriosa.

A livello fisiopatologico, l'anafilassi è una reazione di ipersensibilità del I tipo, dovuta al rilascio di mediatori da parte di alcuni tipi di globuli bianchi attivati da meccanismi immunitari e non. Viene diagnosticata sulla base dei sintomi e dei segni che si presentano. L'esposizione alla sostanza può avvenire per inalazione, ingestione, contatto o inoculazione dell'allergene. La reazione di anafilassi propriamente detta avviene nei confronti di un antigene con cui il soggetto è già entrato in contatto precedentemente.

Terapia consigliata
La somministrazione di adrenalina è alla base del trattamento. Il dosaggio pediatrico è di 0.01 mL/Kg, fino ad un massimo di 0.3 ml di una diluizione di 1:1000.

L’adrenalina può essere somministrata nuovamente ogni 5-15 minuti fino a quando non si risolve il quadro anafilattico o insorgono i segni di iperadrenalismo (palpitazioni, tremori, apprensione ed ansia).

L’adrenalina dovrebbe essere somministrata per endovena (diluizione 1:10000) solo in caso di shock ipotensivo grave perché potrebbe scatenare una tachiaritmia. La pervietà delle vie aeree deve essere accertata e mantenuta e deve essere somministrato ossigeno. Altri interventi terapeutici includono l’uso di antistaminici H1 e H2 (es. difenidramina, 25-50 mg ev, ranitidina 50 mg ev o 150 mg per os).

I pazienti ipotesi dovrebbero ricevere fluidi cristalloidi o colloidi e, nei casi gravi, agenti vasopressori come la dopamina o l’adrenalina ad alta diluizione (1:10000). I pazienti che fanno uso di β-bloccanti (e probabilmente anche quelli che assumono ACE-inibitori) potrebbero non avere una risposta massimale all’adrenalina, in tal caso si dovrebbe somministrare glucagone alla dose di 5-15 μg/min per endovena. Il glucagone, infatti, ha un’azione inotropa, cronotropa e vasoattiva, non dipendente dai recettori β e determina anche il rilascio di catecolamine endogene. Infine, è necessario un periodo di osservazione di questi pazienti dopo il trattamento, essendo possibile una seconda fase di reattività.

L’osservazione per 24 h dopo l’episodio di anafilassi sarebbe ideale, ma non sempre praticabile.