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Malattie

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MONONUCLEOSI INFETTIVA

E' una malattia contagiosa, acuta, caratterizzata da febbre, angina, linfoadenopatia, aumento di volume della milza.

CAUSE
Agente eziologico è il virus di Epstein-Barr (EBV), virus a DNA appartenente al genere Herpesvirus, appartenente al gruppo degli Herpesvirus. Le modalità di diffusione sono tuttora poco note: il serbatoio dell’infezione è rappresentato dall’uomo malato che elimina il virus con la saliva anche per lunghi periodi dopo la guarigione clinica. Il virus è scarsamente diffuso: la m. si manifesta spesso isolatamente oppure in ristrettissime epidemie familiari e scolastiche. La contagiosità quindi non è molto elevata avviene prevalentemente per via diretta oro-faringea e sono necessari contatti prolungati. È considerata infatti la “malattia del bacio” o la “malattia dei college” e la sua maggiore diffusione si ha nei bambini oltre il terzo anno, nell’adolescenza o nell’età adulta (scuole collegi e caserme). Indagini epidemiologiche hanno dimostrato che solo circa il 25% dei bambini in età scolare presenta anticorpi contro il virus, mentre sono sieropositivi (sono stati infettati dal virus in modo inapparente o hanno superato la malattia clinicamente evidente) circa il 50% degli adolescenti e la maggioranza degli adulti.Spesso nell’infanzia la malattia decorre in modo inapparente mentre, in genere, nei giovani e negli adulti si manifesta con un quadro clinico tipico. L’infezione lascia un’immunità permanente, ma il virus persiste a lungo nell’organismo.Il virus della m. colpisce elettivamente i linfociti B che vengono modificati.

SINTOMI
La malattia inizia dopo un periodo di incubazione di 1-3 settimane, in modo insidioso con febbricola, accompagnata da sudorazione e brividi, mal di testa, senso di stanchezza. In seguito compaiono febbre elevata, dolori muscolari, malessere, franca cefalea. Contemporaneamente compaiono sia una tumefazione delle linfoghiandole del collo ed eventualmente anche di altre sedi (ascella, inguine), sia una infiammazione delle tonsille e della faringe, che appare arrossata e tumefatta. La faringite è quasi sempre presente, ed è di gravità variabile, potendo trattarsi di un semplice eritema o di una faringite pseudomembranosa.Sulle tonsille compare una patina biancastra (angina) che rende difficile e dolorosa la deglutizione dei cibi solidi (disfagia), sul palato e sulla mucosa del cavo orale sono spesso visibili piccole ulcere dolorose o emorragie puntiformi.Si può avere anche un modesto aumento di volume della milza e del fegato, soprattutto nel bambino, quale espressione di sofferenza epatica confermata anche dal transitorio aumento delle transaminasi e da un lieve aumento della bilirubinemia, che causa spesso la comparsa di un lieve ittero alla sclera.Nel 10-15% dei casi è presente un esantema maculopapuloso.

La malattia però può presentarsi anche con quadri clinici diversi, che possono rendere difficile la diagnosi. Il decorso della malattia di solito è di 10 giorni circa, i linfonodi sono aumentati per 2-3 settimane.

Nei bambini il quadro è in genere più attenuato, con febbre di solito modesta e scarsi segni clinici.La malattia ha nella maggioranza dei casi una evoluzione benigna. Non sono rare però le recidive, o la recrudescenza della sintomatologia. Le complicanze più temibili, perché possono avere esito letale, portare a morte, sono la rottura della milza, l’interessamento del sistema nervoso centrale con paralisi respiratoria, l’edema della faringe o della laringe.

DIANGOSI
Gli esami di laboratorio dimostrano aumento della VES e dei globuli bianchi (leucocitosi) di entità variabile (di solito compresa tra 10.000 e 20.000 globuli bianchi/mmc) con alterazioni della formula leucocitaria: diminuzione dei neutrofili, aumento dei linfociti e dei monociti (fino al 50-60%) e presenza in circolo dei linfociti atipici (10-20%).

È possibile l’accertamento sierologico mediante la reazione di Paul-Bunnel-Davidsohn che permette di rilevare la presenza di anticorpi eterofili agglutinanti le emazie di montone, a comparsa non precocissima oppure la ricerca di anticorpi di tipo IgM (formatisi contro l’antigene capsidico del virus) già presenti nella fase acuta iniziale.

TERAPIA
È sintomatica, con riposo a letto, antipiretici, cibi leggeri e possibilmente non troppo caldi, nella fase di angina. La somministrazione di antibiotici è inutile, trattandosi di infezione virale.

Nei casi gravi è utile la somministrazione di cortisone: solo una breve terapia (2 o 3 giorni) con steroidi è indicata nei casi di angina con disfagia grave e con notevole stato di prostrazione del bambino.

La notifica è obbligatoria mentre l’isolamento non è richiesto. È utile sterilizzare il materiale usato dai malati ed evitare contatti stretti. Non sono disponibili vaccini e le immunoglobuline standard si sono rivelate poco efficaci. La malattia è considerata del tutto innocua ma non lascia una particolare immunità.