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COLITE PSEUDOMEMBRANOSA

La colite pseudomembranosa, detta anche colite associata ad antibiotici è una colite acuta caratterizzata dalla formazione di una pseudomembrana, ossia uno strato aderente di cellule infiammatorie e detriti sulla mucosa danneggiata. Essa rappresenta il quadro clinico più grave e relativamente raro di una più diffusa patologia causata dall'uso di antibiotici: CDAD (Clostridium Difficile Associtaed Disease).

È causata dalle tossine prodotte dal clostridium difficile, uno dei batteri che fa normalmente parte del microbiota umano. Il batterio produce varie tossine, di cui le principali sono la tossina A e la B (responsabili della modulazione delle vie di segnalazione intracellulari), che inducono l'apoptosi delle cellule dell'ospite inducendo la produzione di citochine. Generalmente vengono colpiti soggetti sottoposti ad una terapia antibiotica ad ampio spettro, in quanto avviene un'alterazione (disbiosi) del normale microbiota umano che risulta favorevole al C. Raramente questa condizione può insorgere come complicanza di una patologia cronica debilitante o dopo un intervento chirurgico.

Morfologia
Si osserva sulla mucosa danneggiata del colon la presenza di placche di detriti necrotici, muco e materiale fibropurulento; la patologia è detta pseudomembranosa in quanto non sono vere e proprie membrane per l'assenza di uno strato epiteliale che le riveste. La mucosa appare iperemica e disepitelizzata, nella lamina propria è presente edema, un intenso infiltrato di granulociti neutrofili e a volte capillari trombizzati. Le cripte del colon sono danneggiate in superficie e dilatate in profondità per la formazione di un essudato mucopurulento, che deborda creando protrusioni "a fungo" e dalla cui coalescenza hanno origine le pseudomembrane. Nelle rare volte in cui viene coinvolto il tenue, i villi intestinali possono apparire tozzi.

Clinica
La colite pseudomembranosa colpisce soprattutto gli adulti, caratterizzata da diarrea acuta o cronica; a volte si può osservare anche in individui giovani come infezione spontanea e senza fattori predisponenti. La diagnosi si ottiene dall'identificazione nelle feci delle tossine di Clostridium difficile e tramite colonscopia. Il trattamento a base di metronidazolo (250–500 mg ogni otto ore per via orale) e vancomicina (125–250 mg ogni sei ore per via orale) in genere è risolutiva, anche se si osservano recidive in un 25% dei casi. Le complicanze possibili sono costituite da una perdita massiva di liquidi o distruzione della mucosa intestinale colpite, che possono portare a disidratazione, sepsi e perforazione intestinale. In questi casi sono necessari tempestivi provvedimenti, in quanto possono essere mortali soprattutto in soggetti debilitati o molto giovani.

Profilo diagnostico
In rapporto alle tipiche manifestazioni cliniche, un'accurata anamnesi è sovente suggestiva di colite pseudomembranosa; precedenti degenze ospedaliere e manovre chirugiche associate a terapia antibiotica ad ampio spettro (soprattutto ampicillina ma anche clindamicina) in un soggetto con febbre, diarrea muco-sanguinolenta e dolori addominali, sono elementi sufficienti per richiede la ricerca delle tossine batteriche nelle feci del paziente.

Attraverso test ELISA si ricerca la tossina enterotossica, mentre la ricerca della tossine citolitiche si dimostra per l'effetto tossico in culture cellulari.

Prognosi
La prognosi riferita al rischio di recidive di colite pseudomembranosa sembra essere legata strettamente alla presenza o meno dell'appendice, che probabilmente svolge un ruolo attivo nel ripristino (eubiosi) del normale microbiota umano dopo un ciclo di antibiotici.

Infatti, secondo uno studio del dicembre 2011, la probabilità di infettarsi con un Clostridiun difficile è dell'11 per cento contro il 48 per cento dei soggetti che si sono sottoposti ad appendicectomia, mostrando così una reazione inversa tra recidiva di colite pseudomembranosa e appendicectomia.

Terapia
Immediata sospensione dell'antibiotico in causa. Riequilibrio delle perdite idroelettriche. Somministrazione per via orale di  metronidazolo (Flagil) 30 mg/kg/die, in 4 somministrazioni o di vacomicina (Vancocina AP) 40 mg/kg/die, in 4 somministrazioni per 7-10 giorni. Utile la somministrazione di colestiramina (Questrum bust 4g) 2,5-4 g x2-4 volte/die, che può attenuare i sintomi, legandosi alla tossina.