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Malattie

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VARICELLA

Malattia infettiva esantematica provocata da un virus appartenente al gruppo degli Herpesvirus.

La Varicella e l’herpes zoster sono due distinte entità cliniche causate dallo stesso agente eziologico, il virus v.-zoster.

La Varicella costituisce l’infezione esogena primaria in un soggetto non immune. Delle malattie infettive esantematiche la v. è tra le più contagiose. Soltanto agli inizi del 1800 è stata nettamente distinta dal vaiolo, al quale era avvicinata per i caratteri delle manifestazioni cutanee da essa provocate.

Cause

Il fattore responsabile dell’infezione è un virus delle dimensioni di 220-240 milionesimi di millimetro, di forma pressoché cubica, visibile solo al microscopio elettronico (il più potente mezzo d’ingrandimento attualmente disponibile).

Questo virus è poco resistente nell’ambiente esterno e, benché talvolta sia possibile il contagio tramite indumenti od oggetti infetti, di norma la malattia si trasmette per la penetrazione nelle vie aeree di un soggetto sano del virus diffuso nell’aria dal malato con la tosse, gli starnuti, ecc. Bastano anche pochi minuti di permanenza nella camera di un malato perché si stabilisca il contagio.

L’uomo, infatti, è estremamente ricettivo alla v., la quale tuttavia lascia, in chi n’è stato affetto, uno stato d’immunità permanente, cioè una sicura garanzia contro una seconda infezione questo spiega perché ne siano colpiti in modo particolare i bambini nei primi dieci anni di vita, mentre si riscontra di rado in individui adulti.

Sintomi

Dopo un periodo d’incubazione, di circa 15 giorni, durante il quale il bambino sta perfettamente bene, compaiono i segni caratteristici: la v. si svela con la comparsa sul dorso e sull’addome di macchioline rosse (macule), grandi quanto una lenticchia o una capocchia di spillo queste rapidamente diventano più rilevate rispetto alla cute circostante, si trasformano cioè in papule, che a loro volta si evolvono in vescicole ripiene di liquido trasparente, che poi diviene più torbido.

Al tempo stesso, il bambino perde la sua vivacità, compare la febbre, l’appetito diminuisce e la respirazione può essere resa un po’ difficile da un concomitante raffreddore. Entro 2 o 3 giorni altre vescicole si osservano sulle braccia, sulle gambe, sul viso e in testa, nel cavo orale e nell’orofaringe (esantema), mentre quelle comparse per prime hanno cambiato completamente aspetto e, dopo essere divenute opalescenti (pustole), si sono tramutate in crosticine giallo-rossastre.

La mancanza di sincronismo, tanto nella comparsa quanto nell’evoluzione, caratterizza l’esantema varicelloso. Il trovare riuniti elementi di varia forma e dimensione, cioè alcuni con l’aspetto di pustole, altri di croste, altri di vescicole, ha fatto paragonare il corpo del malato di v. ad un cielo stellato. Dopo i primi giorni di malessere, il bambino si riprende e rapidamente ritorna ad avere fame e voglia di giocare è disturbato solo dal prurito dato dalle vescicole che si stanno essiccando. Il prurito, sintomo in se stesso banale, ha in questo caso un’importanza non trascurabile: il piccolo paziente, infatti, reagisce ad esso nel modo più naturale, cioè grattandosi, ma così facendo rompe le delicate vescicole e corre il rischio sia di diffondere ulteriormente l’infezione (poiché il liquido in esse contenuto è carico di virus) sia di trasformarle in numerosi piccoli ascessi (piodermite diffusa), infettandole con le dita e le unghie non sempre pulite.

Gli elementi esantematici, che compaiono a gittate successive, evolvono in breve tempo, da 24 a 48 ore le piccole croste possono rimanere invece fino a 2 settimane, prima di cadere spontaneamente, senza lasciare alcuna cicatrice. Per questo la v. è una malattia lunga, in compenso però assai di rado grave infatti, mentre negli adulti la sintomatologia può divenire imponente per il sopravvenire di mal di capo e tosse, associati ad un grave stato di prostrazione, nei bambini (purché non siano troppo piccoli o già debilitati da una precedente e recente infezione) le condizioni generali si mantengono di norma buone.

La sola preoccupazione della madre o di chi altri assista il piccolo dovrebbe essere quella di fare in modo che egli non si gratti, che rimanga isolato e non venga a contatto con altri bambini che ancora non abbiano sofferto di v. Si ricordi, a questo proposito, che il pericolo del contagio sussiste da quando compaiono le prime macchioline rosse fino alla scomparsa di tutte le croste. Le croste comunque non sono contagiose. La malattia è meno benigna se viene contratta nell’età adulta, in particolare oltre i 60 anni.

Fattori che aggravano la prognosi in tutte le età sono la presenza di deficit immunitari congeniti o acquisiti (leucemie, linfomi, altre neoplasie). In questi soggetti la malattia decorre in modo grave e la letalità è elevata. Le unghie, grattando per dare sollievo al forte prurito, rompono le vescicole, così molte volte possono portare dei germi, quali streptococchi e stafilococchi, che le infettano, trasformandole in piccoli ascessi che, se numerosi, hanno il quadro di una piodermite diffusa, accompagnata a volte da febbre, è questa la complicazione più frequente della v.

Essa, tuttavia, può essere a volte complicata da una broncopolmonite o da nevrassiti e forme d’irritazione meningea, caratterizzate da un peggioramento delle condizioni generali con intenso mal di testa, dolori diffusi, vomito e febbre alta: tali evenienze sono però fortunatamente rare. Se contratta in gravidanza la v. può portare alla nascita di un bambino affetto da v. congenita, caratterizzata da basso peso, lesioni oculari, microcefalia, ritardo mentale, convulsioni e caratteristici segni di cicatrici sulla cute.

Nel caso in cui la v. si manifesti nella gestante nei 5 giorni precedenti o successivi al parto (nel 15-20% dei casi), anche il neonato si ammalerà, sviluppando una forma di v. spesso grave, poiché non ha potuto ricevere dalla madre gli anticorpi protettivi. In questo caso dà buoni risultati la terapia con alte dosi di immunoglobuline specifiche. In certi casi, il virus, latente nei gangli dei nervi cranici e nei gangli sensitivi paravertebrali, si riattiva dando luogo al quadro dell’Herpes Zoster (v.). La malattia diventa progressivamente più frequente dopo i 50 anni ed è molto comune a 80 e 90 anni.

Diagnosi

Individuare una v. è cosa relativamente semplice e l’accertamento diagnostico si basa sulle caratteristiche cliniche.

Nella fase iniziale dell’esantema, un dubbio diagnostico potrebbe sorgere nei confronti di una forma orticarioide, se non che in questa gli elementi che compaiono sulla cute, detti ponfi, si presentano come chiazze arrossate con al centro una zona pallida, quasi bianca, rilevata e molto pruriginosa i ponfi, poi, regrediscono senza trasformarsi in pustole e croste.

Terapia

Il bambino ammalato di v. non richiede un trattamento particolare, va tenuto in casa a riposo, in ambiente bene aerato e riscaldato, poiché la malattia è particolarmente frequente nella stagione fredda. Nelle forme a decorso lieve il solo sintomo da curare è il prurito. Una scrupolosa pulizia e applicazione di polvere di talco a base di mentolo daranno al bambino una piacevole sensazione di fresco e gli renderanno meno fastidiosa l’irritazione cutanea, mitigando il prurito se, infatti, le crosticine sono staccate prematuramente, grattando, lasciano piccole cicatrici indelebili.

È consigliabile rinnovare spesso la biancheria ed evitare il bagno e l’uso del sapone per tutta la durata della fase eruttiva degli elementi esantematici.

Le unghie vanno tagliate corte e tenute pulite per i più piccini è spesso utile proteggere le mani con una fasciatura o con guanti senza dita, per evitare che si grattino. Normalmente non è necessario l’uso di gammaglobuline essendo la malattia benigna. Nelle forme complicate da piodermiti o nevrassiti sono impiegati gli antibiotici e i cortisonici.

La terapia con immunoglobuline specifiche antivaricella-zoster (VZIG) è indicata, entro le 92 ore dal contagio, per soggetti a rischio di malattia grave (immunodepressi, neonati) l’effetto è tuttavia transitorio (il tempo di dimezzamento è di circa 20 giorni) e inoltre il contagio a volte è inapparente e quindi non prevedibile.

Non ha alcuna efficacia in fase di malattia conclamata. Utile nei casi gravi la terapia con farmaci antivirali (acyclovir).

Attualmente non è possibile realizzare una profilassi su larga scala poiché il vaccino, a base di virus vivi attenuati (che promette buoni risultati), è ancora in fase di studio.